E’ il Luglio del 1986 ,un anno strano, forse un anno che è una pietra miliare ma che ancora non si vive come tale. Sono passati solo tre mesi da quando, nella Unione Sovietica delle aperture di Gorbaciov, è scoppiato un reattore nucleare. L’ Ucraina e Chernobyl sono lontane anni luce e difficili da trovare su qualsiasi atlante, eppure qui da noi, ai primi di Maggio viene vietata la vendita di latte e ortaggi “a foglia larga”.
Improvvisamente scopriamo che il mondo è piccolo. Piccolo ma anche veloce nel metabolizzare e nel dimenticare. Nell’ Aprile 86 le scuole materne vietavano ai bambini di giocare con la sabbia per paura delle contaminazioni di cesio , nel Luglio del medesimo anno siamo tutti al mare. Con i piedi nella sabbia prendiamo aperitivi dimenticando le 23 morti nel mese di Marzo causa vino al metanolo, sorseggiamo caffè come lo sorseggiò, qualche mese prima, Michele Sindona nel carcere di Voghera. Siamo dimentichi e siamo felici. Da un paio di anni ci dicono che tutto và bene e che l’economia tira che è un piacere tanto che si parla di un secondo miracolo economico. L'indice Comit che nel dicembre del 1985 è a 404,04 passa a febbraio a 563,94 e il mese successivo schizza a 712; gli andamenti dei listini borsistici diventano argomento di conversazione comune tra la gente. Nei bar scalano le top ten insidiando gli argomenti storici del calcio e delle donne e Michele Serra, allora giovane corsivista dell' Unità, scrive di pensionati anziani che non passano più il tempo a guardare i lavori in corso bensì gli schermi delle banche con gli andamenti dei titoli.
Il nemico Russo ci ha tirato il gancio del reattore, ma Gorbaciov apre al mondo e fa capire che i comunisti non sono più quelli di una volta. Ce ne siamo accorti anche in Unipol. Infatti, la relazione introduttiva del Consiglio di Amministrazione anno 1986, apre con queste testuali parole: “Signori Soci, il 1986, 24° esercizio dall'inizio della attività sociale, è stato contrassegnato da un evento particolarmente rilevante: l'ammissione delle azioni privilegiate della Società alla quotazione ufficiale presso le Borse Valori di Milano, Roma e Bologna, avvenuta il 28 luglio 1986."
L’ Unipol è entrata in Borsa , e detta così sembra di non aver detto niente se non si pensa che sono passati solo alcuni decenni da quando, nel mondo cooperativo, il denaro era ancora considerato “sterco del diavolo”. Pregiudizio che il socio tedesco aveva superato già da qualche anno, e superato in grande scioltezza. Forse troppo, visto che a metà degli anni ’80, per coprire un grosso buco fù costretto a vendere il gioiello di famiglia: la Volkfuersorge che tanta importanza aveva avuto nel tenere in vita e lanciare Unipol. L’acquirente è collegato a Fondiaria la quale, in virtù di un patto di sindacato con Unipol le rivende alla compagnia bolognese la quale
colloca 4.444.825. azioni ai soci e ne mette sul mercato 10.000.000 quotate da un Consorzio di banche a 6.800 £.
In un lunedì di metà maggio, dopo tre ore dall'apertura, le richieste ricevute dal Consorzio sono 143.585 pari a 177.212.900 £.
Nel borsino del terzo mercato le azioni Unipol vanno a circa 30.000 £ e il primo giorno di presenza alle Borse di Milano, Bologna e Roma, da £ 6.800 vanno immediatamente a £ 16.000. Noi dipendenti che abbiamo avuto la possibilità di comperarne a poco più di 7.000 £, andiamo al mare e, con i piedi a mollo apriamo il giornale saltando le pagine di sport e di cronaca per approdare alla pagina della Borsa, dove, invariabilmente, scopriamo di essere più ricchi senza aver fatto praticamente un cazzo. Con la bazza delle azioni diventiamo tutti dei gran esperti di mercati finanziari. C’è chi si accontenta, vende e compra il divano nuovo o la seconda casa o la macchina nuova. C’è chi non si accontenta e continua a giocare imperterrito fino al prossimo crack. Ma questo è ancora al di là da venire. Quell’oggi è pieno di titoli sui giornali (anche esteri) non per via di intercettazioni telefoniche ma per l’ingresso nel salotto buono della finanza rossa, con toni non scandalistici ma solo un po’ stupiti e universalmente ammirati e compiaciuti .
E’ il simbolo del mondo che cambia nell’epoca dell’ edonismo reaganiano e dei paninari, è sintetizzato in una foto che ritrae due persone: da un lato il mitico Cinzio Zambelli, e la sua vita dedicata alla cooperazione e alla ricerca della sua solidità economica, dall’altro Raoul Gardini, altrettanto mitico self made man romagnolo che in quegli anni è in procinto di rilevare la Montedison (cosa che gli farà dire: in Italia la chimica sono io). I due si stringono la mano . E sorridono. Zambelli un po’ schivo ma compiaciuto , Gardini con i denti allo sbaraglio, un po’ guascone. Qualcuno potrebbe vedere in questa fotografia la fine di una innocenza.
Qualche anno dopo quella istantanea, Gardini si tirò un colpo di pistola alla tempia uscendo così in maniera tragica e romantica dall’inchiesta Mani pulite . Ai suoi funerali partecipò tantissima gente di ogni ideologia,di ogni mestiere e di ogni religione, legata al personaggio, alle sue imprese nelle regate sportive con “il Moro”, o forse solo umanamente vicina alla vertiginosa ascesa e alla tragica caduta di un self made man romagnolo.
E Unipol ? finì anche per Unipol l’innocenza ? Non mettetevi in ansia e sperate … in una prossima puntata.
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