venerdì 13 novembre 2009

Ottava puntata: Exodus



Una delle ultime “invenzioni” su Google, e sulle possibili immagini che “Google Heart” avrebbe potuto farci vedere è la ricostruzione fotografica (da satellite) dei grandi avvenimenti del passato (..ovviamente simulata) . Il primo avvenimento proposto, il più spettacolare di tutti, è l’attraversamento del Mar Rosso, la fuga degli Ebrei dall’Egitto.

Certo, un vero peccato che all’epoca non ci fosse alcun satellite in grado di riprendere la scena e nessuna “rete” che potesse riproporla; questo senza contare i fondati dubbi che la fuga dall’Egitto sia avvenuta nei termini con cui ci è stata tramandata, con apertura del Mar Rosso e miracoli vari annessi.

Comunque, adesso che ci sono sia rete che satellite e qualcuno che va in giro propagandando miracoli e qualcun altro che ci vorrebbe fare tornare ai tempi dell’inquisizione ( e quindi Bologna nello stato pontificio), in nessuna delle foto presumibilmente scattate da qualche satellite si vedrà la piccola fila che, alla spicciolata, ad ogni apertura di finestra INPS, abbandona i palazzi di via Stalingrado e corre verso la terra promessa della pensione.

Non li guida alcun Mosè o Salvatore, ma non sono sicuramente inseguiti dai carri del Faraone, anzi! Gli si sono aperte davanti la finestre dell’INPS (molto più tosta da attraversare del Mar Rosso) o le porte di UnipolBanca e vanno via con il tappeto rosso ! Nel loro peregrinare nel deserto saranno nutriti dal miracolo dell’Accompagnamento ( a proposito, qualche storico miscredente insinua che la manna fosse composta da funghi allucinogeni… Si spiegherebbero tante cose…)

Non ci è dato di sapere cosa accadde ai campi dell’Egitto, privati dalla mano d’opera degli schiavi in fuga.

Certo, qualche centinaio di anni dopo Cesare trovò il tutto abbastanza in ordine, e vi si accasò pure con una Cleopatra in gran forma , ma qualcosa in Egitto deve essere successo.

Qualcuno sarà andato a coltivare i campi al posto degli schiavi fuggitivi; ci sarà stata una riorganizzazione sociale, rimescolamento.

Qualcuno ci sarà andato a rimettere e si sarà trovato inchiodato ad una zappa o ad un pietrone da spostare, insomma

Anche l’esodo da Stalingrado lascia dei vuoti: scrivanie abbandonate, penne ancora sul tavolo, computer tristemente spenti e tanti interrogativi.

L’esodo ha coinvolto figure di tutti i livelli, con un unico tratto in comune: nessuno ha, finora, fisicamente preso il loro posto.

Ma gli organigrammi sono in subbuglio, le pagine dell’ intranet aziendali in continuo ribollire , alcune strutture completamente capovolte .

Aree storiche, destinate all’estinzione , la “nuova” Unipol Assicurazioni ridotta ai minimi termini, la vecchia Unipol, ora U.G.F. in continua trasformazione e un po’ in crisi di identità.

Nella (e) azienda(e) sono mutate le gerarchie e le logiche che l’accompagnano, e si sta completando il mutamento iniziato solo 2 anni fa..

Il cambiamento, che era necessario, sta avvenendo sulla base di un disegno che vuole “rompere” con il passato, che prescinde da esso.

In questo passaggio c’è chi ha pensato ad un ingiusto capovolgimento della storia, per cui Unipol, invece di colonizzare con la sua cultura, viene egemonizzata dal know how ex Winterthur.

Errore, cari amici, i colleghi ex Winterthur pensano l’esatto contrario, si sentono loro colonizzati e stravolti , e forse c’è ancora veramente qualcuno che teme che noi si porti i cavalli dei cosacchi a bere a San Pietro.

Però forse sono più pronti, forse più rassegnati a fronte dell’ennesima fusione

Perché di fusione si tratta, una fusione in cui non valgono le vecchie gerarchie, ma solo le idee nuove; il rimescolone è generale ed originale .

Dal ribollire, dal turbinio di organigrammi emergono nuovi valori nuovo ruoli ; una nuova classe dirigente ed una nuova politica di gestione

In qualche misura ci credevamo veramente il popolo eletto, destinato al sol dell’avvenire, ad un futuro radioso;credevamo che la crescita di Unipol fosse un qualcosa che apparteneva a tutti noi e ci segnalava come vincitori, tutti.

Il che ci avrebbe concesso una democratica elezione dei nostri responsabili ed un equa ripartizione di ruoli, pani e pesci. Non è così non è stato così, non sarà più così; certo finora non era stato così, ma si era sempre pensato; un giorno lo sarà, un giorno tutto sarà riconosciuto.

Scordatevelo; in realtà il vero popolo eletto è quello che ha attraversato un qualunque Mar Rosso ed è in fuga attraverso il Sinai, mentre fa scorpacciate di manna ed accompagnamento.

Ci mancano, i nostri cari ex collegi, ma ci fanno anche tanta, tanta invidia, e questo non è bello, e non è neanche sano.

Forse non è neanche intelligente; ma non è tutta colpa nostra.

La vera cosa triste è che siamo nella condizione, quasi nella costrizione, di avere invidia di chi va in pensione.

Siamo rimasti in Egitto, ancorati alla zappa.

Se cambierà il faraone, se parlerà un’altra lingua o un altro dialetto non è affar nostro, non abbiamo né da fare il tifo né da gufare. Non ci resta che guardare ed attendere che il Mar Rosso si apra anche per noi.

Buona fortuna



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