Presidente e Vicepresidente dell’Unipol rimangono coinvolti nelle
vicende giudiziarie che “colpiscono” i cosiddetti “ Furbetti del quartierino”
La vicenda che pare riguardare Unipol è quella relativa all’OPA
su BNL: un gran numero di intercettazioni telefoniche, qualche
dichiarazione da tifoso, persino tracce di qualche pranzo di cui
ignoriamo, comunque, il menù (che pare essere l’unica cosa interessante).
L’affaire BNL non ha,però, al momento, dei precisi
risvolti giudiziari; ma dall’enorme calderone che contiene
una bella fetta delle vicende economiche italiane degli ultimi
anni saltano fuori 50 milioni ( circa) finiti sui conti ( a Monte
Carlo) dei vertici di Unipol. 50 milioni hanno la coda lunga , ed una giustificazione che lascia molte perplessità in giro: pagamento di una consulenza.
Si apre il fuoco di fila sul presidente ed il suo vice, si lasciano intravedere ( si sperano, si temono,? Qualcuno arriva contemporaneamente a sperare e a temere) rapporti con il partito cui sono iscritti ( i DS); i giornalisti assediano l’Unipol ed i suoi dipendenti.
Un assedio continuo ed insistente; certo, viene inquadrato più il garage che l’edificio di Unipol (un errore ?) , e la fontana diventa più famosa di quella del Nettuno.
Ma i giornalisti non mollano la preda, e Unipol conquista la prima pagina di tutti i quotidiani ed il primo titolo di tutti i telegiornali.
Intanto la Banca d’Italia ( versione No-Fazio) dà parere negativo all’ OPA di Unipol su BNL;Unipol “vende” istantaneamente la sua quota di BNL ai francesi, e tutti sono contenti, tutti hanno fatto un affare.
Non si sa com’è, ma tutti, chi ha comperato, chi ha venduto, chi ha rivenduto, tutti hanno fatto un affare. Non succede mai, ma questa volta sì.
La vicenda legale non è risolta, i 50 milioni di dollari sono ancora lì, ma non sui giornali, non più sulle prime pagine; è finita con la fine dell’assalto a BNL.
Che ci si sia trovati solo davanti ad uno dei tanti temi macinati nell’arco di una lunga campagna elettorale?
Sono rimasti dov’erano, senza più il contorno di giornalisti e cine operatori, il palazzo nero dell’Unipol, il garage di fronte e la fontana. In mezzo, ogni tanto i dipendenti.
Più mese di assedio, di cretini (che vogliono essere divertenti) con una telecamera attaccata alla fronte che ti chiedono “Vi sentite ancora diversi ?”
Di amici che ti guardano e ammiccano oppure si arrabbiano con te e ti chiedono “Ma come avete fatto a non accorgervi di niente?”(Ma accorgersi di cosa?)
Di assicurati che temono per i loro soldi ( Non farete come Fiorani che fregava i soldi dai conti correnti? No , signora, i suoi soldi sono tutti qui,più di quelli che ha versato.
Mese di Soloni , più o meno amici e compagni, più o meno importanti, che si danno di gomito e si ripetono “ve l’avevo detto io che finivate male, altro che comperare una banca”.
Ma cosa era successo? ci sono stati poi 15 giorni in cui il mondo è cambiato velocemente, si è capovolto.
Il 23 dicembre la presidenza incontra una rappresentanza dei dirigenti dell’azienda (direttori centrali e assimilabili). Il messaggio, per quel che si riesce a sapere, è rassicurante: non abbiamo niente da temere, si va avanti così.
Così il 27 Dicembre arriva l’annuncio delle dimissioni, che si concretizzano il 5 gennaio.
Il 9 gennaio viene nominata la nuova presidenza; una settimana dopo (meno di un mese dal 23 dicembre), gli stessi dirigenti incontrano una nuova presidenza..
E tutti gli altri dipendenti? nessuno li convoca, nessuno spiega cosa stia succedendo, nessuno da indicazioni o chiavi di lettura.
Uno scarno volantino sindacale l’11 gennaio , la prima comunicazione della presidenza il 6 Febbraio, per comunicare che la partita BNL e definitivamente chiusa e si torna a casa (almeno) con i soldi.
Ognuno ha dovuto formarsi una ”sua” opinione, attingendo alle fonti che poteva: giornali, televisione, chiacchiere di corridoio, i si dice dei bene informati, e con queste armi molti hanno dovuto affrontare, con grande dignità, telecamere microfoni e taccuini.
Una vera Caporetto informativa.
Anche perché (e forse proprio per questo) i dipendenti Unipol sono proprio dipendenti, non cooperatori (rossi) delusi e un po’ incazzati, come qualcuno li vorrebbe vedere .
Primo perché l’azienda è una S.p.A., ed i dipendenti non sono soci .
E poi perché è cambiato il DNA, che non è più quello dei “padri fondatori” del palazzo del cane di Via Oberdan.
Negli uffici di Via Stalingrado si incrociano strade molto diverse , ci sono figure nuove ( gli addetti del call center), non ci sono più molti visi vecchi ( dei colleghi storici e carismatici), ci sono i “reduci” di tutte le compagnie di assicurazione (chiuse) di Bologna ( Latina renana, Universo.,M.M.I.) e di Ferrara ( Navale) e altri ancora.
Facendo due conti quasi la metà dei dipendenti è dentro l’azienda da meno di 5 anni; è difficile in queste condizioni avere una coscienza/conoscenza comune…
E se ci si pensa, se si va più in là dello scandalo, della campagna elettorale del qualunquistico (e comodo) “qui tanto rubano tutti “ ( NB : non sappiamo ancora cosa e a chi è stato fatto il colpaccio…) , c’è dell’altro, ma è necessario riflettere, parlarne .
Non proprio quello che è successo in questo periodo, insomma.
Il problema non è che tanto che siamo saltati fuori i 50 Ml; certo si può porre una questione morale, sarà un problema per la ex presidenza spiegare il perché, il come ed il dove.
Il problema maggiore è un’eredità non tanto inattesa: la scoperta dell’accentramento del potere , oppure, detta come si legge sui giornali, il problema della Governance. Una sorpresa che non è tale né per i dipendenti né per gli azionisti.
Il forte accentramento, il vuoto intorno ha sicuramente consentito a chi era in alto di potersi muovere con velocità e assoluta autonomia nel bene e nel male ( NB: l’unica accusa rivolta finora direttamente a Unipol riguarda il decreto legislativo 231, relativo, per l’appunto, alle procedure di controllo).
Da questa concentrazione di potere discende anche una logica che lascia poca autonomia a chi “sta sotto”, con l’azzeramento di quella che era ( tanti anni fa) la diversità di Unipol, di quella che era chiamata partecipazione e/o condivisione.
Un processo, infine, di parcellizzazione delle mansioni e di mancata crescita professionale, utile ad un controllo accentrato , ad un capire e scegliere delegato a pochi.
Questo, sia chiaro, nel bene e nel male: la posizione che occupa Unipol adesso da questo discende, è impossibile scindere aspetti positivi e negativi, perché entrambi figli delle stesse scelte.
Una maggior democrazia avrebbe portato a migliori risultati ?
Forse i risultati sarebbero stati peggiori. Forse.
Ma il momento non è quello dei forse, non è neanche quello dei si dice e delle piccole o grandi rivalse .
Adesso che gli dei sono caduti ed il piedistallo è vuoto, che succederà?- La scelta è importante, e sono importanti anche i segnali che verranno dati, segnali nei confronti dei “clienti”, certo, ma segnali anche verso il popolo dell’ Unipol; dipendenti, ma anche agenti.
Cosa si farà, si metterà sul piedistallo un nuovo demiurgo (o più di uno) , lasciando tutto come prima, lasciando che sia lui/loro a risolvere tutti i problemi ?
Oppure si investirà sul futuro di quest’azienda, ricostruendo procedure e rapporti, ridando ruolo a quanti vi lavorano?
Si deciderà che il metodo andava bene e che sono state le persone che hanno sbagliato (compagni che sbagliano ) ? Si rifonderà Unipol , oppure attenderemo un nuovo Re Sole ?
(continua…)
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