venerdì 13 novembre 2009

Prefazione /Postfazione

Riguardando l’ultimo numero di Notizie in circolo, preparando un nuovo articolo e pensando a quanto avevamo già pubblicato ho pensato che poteva essere una bella cosa raccogliere quello che avevamo scritto io ed Andrea sull’Unipol in questi ultimi 2 anni. Ne abbiamo parlato e il risultato è il volumetto che avete fra le mani.
Perché raccogliere una simile “storia” ? Sul finire dell’800 i grandi romanzi di appendice, i feuilleton , venivano pubblicati a puntate sui giornali e successivamente raccolti in un libro.
La storia di Unipol è un grande racconto popolare, un romanzo d’appendice, con i suoi personaggi, i suoi eroi, i buoni ed i cattivi. Ed è anche la nostra storia, una storia comune a tutti, a quanti sono qui da 27 anni come me, ai colleghi appena arrivati, ai colleghi “aggregati” da altre compagnie.
Non è importante averla vissuta insieme o averla vissuta tutta, è importante conoscerla , per poter capire , per poter scegliere. Anche per noi, in piccolo, Historia Magistra Vitae (Cicerone, De Oratore, II ) e conoscere ci mette veramente nella condizione di capire.
Questa storia l’abbiamo vista , io ed Andrea,da angolazioni diverse e in una diversa visione temporale.
Io ho cercato, in qualche modo , di fare il cronista con velleità di articolo di fondo, raccontando ed interpretando questi ultimi due anni, cercando di dare corpo e risposta alle voci che si perdevano nei corridoi.
L’ obiettivo non era quello di parlare di grandi strategie di rivendicazioni grandi o piccole, ma quello di capire, di fare parlare, capire cosa e perché ci stava succedendo, dove stavamo andando.
Capire o cercare di capire, in fondo è lo stesso; andare oltre alla “pancia”, al ribollire dei sentimenti, lasciarli fluire, riposare, guardarci dentro.
Non so se ci sono riuscito; rileggendo queste pagine colorate alcune cose erano veramente giuste. Lascio a voi l’eventuale piacere di leggere e trovare. Insomma, si è parlato tanto di Unipol, di soldi, di banche e di giudici; questa vorrebbe essere la nostra versione, la storia vista dal nostro punto di vista, di chi in questa vicenda non ci ha guadagnato soldi, ma ci ha rimesso qualcosa che non riesce ancora a quantificare ed a capire.
La “storia” così raccontata comincia a febbraio 2006, poco più di 2 anni fa, dopo le dimissioni di Consorte e Sacchetti, dopo l’assedio dei giornalisti a Via Stalingrado. Quei giorni sembrano ormai lontani, come è lontano il clima di tensione, ma anche di speranza che si respirava.
Poi mese dopo mese, puntata dopo puntata, le cose sono cambiate prima lentamente, poi ad una velocità impressionante. Talmente veloce che non sembra più di fare parte di questa storia , ma di essere dei semplici spettatori, che la vedono sfrecciare dal finestrino della macchina
E’ stato un rischio far scivolare queste pagine, talvolta serie e pallose, all’interno di un contenitore come il giornalino del Circolo, conosciuto ed apprezzato per la capacità di far ridere. ( cazzeggiare)
Ma in questi ultimi due anni il riso del giornalino del circolo è diventato adulto, ricordando più Pasquino che l’impiegato frustrato. Credo che in questi 2 anni il giornalino sia stato anche l’immagine del cambiamento di Unipol, ovvero di quanto questo cambiamento, così subito, stava provocando in Unipol
La parte di Andrea è l’altra faccia della medaglia, ovvero la Storia, già più lontana dalla cronaca spicciola.
E fa anche un po’ male passare dalla storia alla cronaca dei giorni nostri: la cronaca è molto più misera , c’è meno epica. E poi manca il lieto fine, alla fine manca il pathos e mancano anche gli eroi senza macchia né paura: tutto diventa un po’ grigino, indistinto. Tutto alla fine sembra già scritto, senza possibilità di scampo o di redenzione;ma la parola fine non è stata ancora scritta .
“E’ gol quando arbitro fischia.” ( Boskov V. interpretazione di Cicerone) Quanti minuti mancano ancora alla fine?

Nessun commento:

Posta un commento