Anni fa, nei mitici anni della televisione in Bianco e nero, quando c’era un solo canale televisivo e si chiamava Programma Nazionale, le previsioni del tempo, un’unica apparizione nel corso dell’intera giornata, prima del telegiornale della sera, erano affidate al colonnello Bernacca.
Con la stagione invernale c’era una frase che diventava ricorrente: “nebbia in Val Padana”; chi, come me, abitava al di là degli Appennini, si immaginava questa gran coltre bianca, che sommergeva tutta la pianura intorno al Po.
Ora Bernacca non c’è più, le previsioni del tempo hanno canali satellitari ad hoc, non è più chic dire nebbia in Val Padana, si usano altre metafore, e gli ultimi ad aver utilizzato la frase “nebbia in Val padana” sono stati Cochi e Renato in una loro canzone; ma in mezzo alla gelatinosa nebbia in Val Padana ci siamo rimasti noi. Una nebbia che va da Bologna a Milano, passando per Padova, ma arrivando fino a Roma e Napoli, i confini del regno del gruppo Unipol: una nebbia fitta sui nostri destini.
Magari visto dall’alto, dalla torretta in via Stalingrado 45, la nebbia scompare e le strategie sono chiare; dal nostro livello, invece, la visuale è offuscata da una nebbia fittissima.
Così andiamo avanti a tentoni, con il timore che, al di là del nostro naso, le cose stiano già prendendo forma a nostra insaputa. Così si prova ad indovinare, si buttano lì alcune ipotesi fantasiose, si ragiona sul poco che si sa; qualcuno va a scuola di Francese, altri risciacquano in panni in Arno, i più pensano sospirando alla pensione ( ..e non è un bel segnale). Proviamo a fare anche noi un’ipotesi, a sbirciare nella nebbia, a provare ad indovinare il futuro sulla base delle sagome che emergono dalla foschia.
Una cosa che sappiamo, oramai, è che da fine agosto ci sono un po’ di contenitori nuovi: Unipol Gruppo Finanziario, Unipol Assicurazioni, Aurora Assicurazioni.
Certo, dentro c’è ancora un po’ di tutto, gli organigrammi si assestano di mese in mese nell’apposita area dell’intranet aziendale (alias Mosaico), però, intanto, è stata fatta una prima suddivisione delle attività, riducendo le compagnie Assicuratrici a poco più delle Direzioni tecniche e Commerciali e mettendo tutto il resto, le strutture di servizio comune, in Unipol Gruppo Finanziario.
Certo, in tutto questo lavorio qualcosina non è poi chiarissima; così le colleghe ed i colleghi che “vendono “ polizze nell’agenzia di Direzione, la buona vecchia 888, dipendono dal responsabile d’agenzia e quindi sono in Unipol Assicurazione, mentre i soldi vengono incassati direttamente da Unipol Gruppo Finanziario, attraverso le colleghe della cassa, che sono sempre lì in agenzia, ma dipendono da un ufficio dell’amministrazione di UGF. Miracoli dell’ingegneria finanziaria e gestionale. Comunque, una volta fatti gli scatoloni, il dubbio è che dentro non ci sia tutto quello che dovrebbe esserci, e che ci sia qualcosa per cui non c’è più posto.
Primo elemento dello scenario: il turnover del personale. Fra “accompagnamenti “ alla pensione e trasferimenti in banca 200-300 colleghi nel giro di 12 mesi “usciranno” dalle compagnie di assicurazione del gruppo. Non è un’uscita “pilotata” dall’alto, o meglio non lo è più di tanto.
Certo, ad i colleghi di alcuni reparti (leggi call center) la possibilità di un trasferimento non è stata offerta, ma,in genere, la gran parte di quelli che usciranno lo faranno di “loro volontà”, non sarà direttamente l’azienda a scegliere da quali settori, da quali uffici arriveranno le “uscite”.
Perderanno effettivi sia quelle aree in cui si presumeva (aziendalmente parlando) abbondanza di personale (leggi esuberi), sia quegli uffici in cui le risorse erano al limite o anche sotto.
Come saranno sostituiti questi colleghi? Chi farà il loro lavoro? O meglio e ancora, dove finirà il loro lavoro? Personalmente faccio fatica a pensare che verranno rimpiazzati da nuove assunzioni, mi sembra più facile immaginare che la cosa si risolverà con riorganizzazioni più o meno grandi, spostando mansioni e persone , non necessariamente insieme, a seconda della disponibilità ( di persone dove si pensa che ne abbondino) o della necessità ( ovvero di lavoro che deve essere svolto)
In questo quadro si inseriscono anche i colleghi che dalle altre compagnie del gruppo (Unisalute, Linear, banca) devono trasferirsi in Unipol Gruppo Finanziario senza aver ben chiaro il proprio futuro.
Si prospetta un esodo di notevoli dimensioni, ancorché alla spicciolata; non stiamo parlando di quello verso la banca, quello già lo conosciamo, quanto dei colleghi che si muoveranno all’interno del gruppo e dovranno acquisire nuove competenze, e di mansioni, lavoro vivo, che andrà a spostarsi da una sede all’altra dove ci sarà maggior bisogno. Mobilità, insomma, di lavoro e lavoratori.
Secondo elemento: l’acquisizione delle competenze. In questo scenario (del tutto ipotetico, ripeto) un ruolo importante lo dovrebbero giocare i quadri intermedi: i responsabili di uffici, funzioni o unità varie. A queste persone finora l’azienda chiedeva una forte conoscenza della materia di cui doveva occuparsi; partendo da questa conoscenza il resto erano cavoli suoi, circa il come organizzare l’ufficio, gestire i collaboratori. Ora, in una prospettiva di “lavoro che cambia”, le cose saranno un po’ diverse; un responsabile di ufficio potrà trovarsi a dover gestire un ufficio “diverso” dal suo, dalle sue conoscenze, e dovrà gestire un ruolo, ovvero obiettivi e risorse, più che la propria capacità a risolvere situazioni già note
In una situazione di questo tipo acquista un senso più compiuto il mega corso di formazione che ha coinvolto tutti i funzionari del gruppo, corso, non a caso, volto a sottolineare l’importanza del ruolo ed a fornire elementi e strumenti per la gestione del ruolo e delle risorse.
Il famoso corso di Reggio Emilia trattava proprio di questo, ed anche il “teatro di impresa”, quello che prevedeva la mitica calzamaglia nera, giocava sulla gestione del ruolo e sulla capacità di aiuto/integrazione fra diversi. E, detto per inciso, la giornata di teatro è stata davvero bella, con i valorosi funzionari del gruppo, dai più giovani ai più anziani e rottamati alle prese con il testo di Shakespeare, superando le proprie rigidità fisiche e di memoria nell’interpretazione della propria parte, cercando e trovando l’aiuto di colleghi più o meno conosciuti, in una recita memorabile del Sogno di una Notte di Mezza estate. Certo, un corso importante ed impegnativo, ma quello che è stato spiegato era ben lontano da quanto si è ritrovato in’azienda. Non basta fare 4 giorni di corso a Reggio per cambiare le persone, specie se poi, tornati nel proprio ufficio, ritrovano tutte le cose come le avevano
lasciate e gli “attrezzi”, le metodologie consegnate a Reggio sono costrette a rimanere nel cassetto .
Ma forse, per le ragioni che abbiamo appena detto, alcuni saranno “costretti” ad affrontare nuove realtà: speriamo che la borsa degli attrezzi serva… Se così sarà , forse sarebbe meglio riverificare il corso fatto nell’ottica della nuova realtà.
Terzo elemento: I ripetenti. La ripetizione è toccata ai dirigenti del gruppo, di nuovo tele trasportati in quel di santa Margherita Ligure. Secondo i soliti malevoli “bene informati” tratterebbesi di corso di riparazione. Insomma, non hanno imparato bene la lezione e non l’hanno gestita bene con i collaboratori (leggi i funzionari di cui sopra) e ciò sarebbe stato notato ed annotato; sulla scia delle nuove linee rilanciate dal ministro della Pubblica Istruzione Fioroni non più debiti formativi, ma esami di riparazione. E, se non vanno bene, bocciatura. Beh, buona fortuna, d’altronde “gli esami non finiscono mai”;certo, se fossimo nel corpo insegnante “sommo” qualche dubbio sulla difficoltà di fare passare il proprio insegnamento ce lo saremmo posti. La colpa non è sempre dell’alunno che non impara…
Comunque, care amiche e cari amici, la vecchia Unipol non c’è più e quella nuova non c’è ancora e qualcuno insinua che non è chiaro nemmeno che lingua parlerà. Buona fortuna, ne abbiamo bisogno.
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